Il discorso etico del “silenzio stampa”. Un pezzo per l’#IFJ13

twitter-blindDopo aver parlato del rapimento in Siria del corrispondente della NBC Richard Engel e dei suoi collaboratori in questo pezzo, in un altro sul sito del Festival del Giornalismo ho ripreso alcune cose dal vecchio pezzo, ampliandole, focalizzandomi sul discorso etico del “silenzio stampa” richiesto dalla NBC durante il rapimento. Ha ancora senso il blackout informativo nel mondo informativo di oggi? Se n’è discusso tra l’altro su Poynter, Gawker e Christian Science Monitor.

Ecco un estratto del pezzo:

Qual è il confine tra la protezione (della privacy, della vita) delle persone e il diritto d’informare? I problemi etici nel giornalismo si ripropongono a cadenze regolari (e sempre più brevi). Lo abbiamo visto, la settimana scorsa, con la strage di Newtown dove un ragazzo, Adam Lanza, ha ammazzato la madre insieme ad altre 25 persone, la maggior parte delle quali (20) erano dei bambini, prima di togliersi lui stesso la vita. Come succede puntualmente ad ogni evento simile, non appena è trapelato il nome di un primo indiziato diversi media sono corsi a spulciare i social per ottenere maggiori informazioni e magari qualche foto. Ma non sempre il primo nome a uscire è quello giusto e così capita che qualcuno che non c’entri nulla (nel caso specifico, il fratello del killer) si ritrovi gettato sulla prima pagina dei maggiori quotidiani mondiali.

Questo è uno dei casi più frequenti, ma proprio negli ultimi giorni alcuni giornalisti si sono ritrovati a doversi confrontare con un altro problema etico, ovvero quello del blackout informativo durante il rapimento di un collega in teatro di guerra.

(…)

Ha ancora senso, nel 2012, con un’informazione veloce e globalizzata, chiedere il blackout informativo quando, come successo nel caso specifico, vari media non americani divulgano in maniera continua informazioni anche in lingua inglese? E quando anche su Twitter circolavano tranquillamente informazioni o richieste di chiarimento sul rapimento? E soprattutto è giusto che i media si prodighino di più «per proteggere i propri giornalisti che le altre persone» come, appunto, è successo nel caso della tragedia di Newtown?

Potete leggere l’articolo intero sul sito del Festival Internazionale del Giornalismo.

L’immagine è quella dell’articolo originale ed è di @ungormite

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