Colapesce e Meg, l’elettronica di una coppia Bipolare

meg_colaIl palco è completamente bianco. E ci sono delle lampadine sparse che si accendono a intermittenza. Sono in quattro: Meg, Colapesce, Alessandro Quintavalle e Mario Conte. Quella di Napoli è la terza tappa di Bipolare, ovvero il tour che Meg e Colapesce hanno deciso di portare in giro in Italia, in poche tappe mirate.

Bipolare è il progetto nato dalla mente di questi due musicisti che, dopo aver collaborato per il video di Satellite, pezzo del fortunato “Un meraviglioso declino” (qui potete ascoltare la versione Deluxe dell’album), in cui la cantante napoletana ha accompagnato il collega e amico siciliano, non si sono più lasciati, decidendo di fondere i propri repertori e le proprie esperienze musicali. Diciamola tutta, a rischiare, se di rischio vogliamo parlare, è Colapesce. Ed è spiazzante, in effetti, trovare i pezzi del suo album riarrangiati in chiave elettronica, a differenza di Meg che in quel mare elettronico ci sguazza alla grande. È lui quello che si mette maggiormente in gioco, in fondo, e nonostante sporadici momenti di spaesamento, ne esce molto bene.

Ma il bello è che quelle canzoni spogliate e rivestite riprendono vita. Una vita diversa, certo. E, diciamolo, tanta parte del merito va a Mario Conte, il musicista/produttore napoletano, da sempre collaboratore dell’ex 99 Posse (inventore con lei del “Concerto per iPhone“) e ora parte decisiva, assieme a Quintavalle, di quel miracolo elettronico che si crea sul palco. Perché è vero che Meg e Colapesce “sono” Bipolare, ma è altrettanto vero che gli arrangiamenti di Conte sono lì a sbalordirti (e prendetevi un secondo a guardarlo mentre balla sulle proprie note), e si attaccano perfettamente addosso ai pezzi di Colapesce, riuscendo anche a ridare slancio, semmai ce ne fosse bisogno, a quelli di Meg.

Insomma se vi aspettate un concerto di Colapesce lasciate perdere, diciamo che forse questo tipo di concerto è più congeniale a Meg, la quale però si mette totalmente in gioco, anche quando decide di mettersi a fare la spalla.

La non perfezione dei meccanismi tra i due, quell’affiatamento di cui sono ancora – alla terza data e dopo pochi giorni effettivi di prove – alla ricerca (e i problemi tecnici del concerto napoletano non è che abbiano aiutato) però non disturbano, perché i due sono bravi a scoprirli, metterli in scena, farli parte attiva dello show. E così lo senti ma fingi, assieme a loro, che faccia parte dello spettacolo.

colapesce megIntanto, infatti, la musica va, i riarrangiamenti riescono a dare qualcosa in più, forse soprattutto a chi – il sottoscritto – l’album di Colapesce lo conosce ormai a memoria e si aspetta, nonostante i comunicati stampa lo precisino, un gusto già noto.

Ma è bello anche ritrovarsi a cantare a memoria pezzi di Meg che non riascoltavi da un po’. E così vengono automatiche le parole della bella “Napoli città aperta”, il classico, ormai, “Distante”, “È troppo facile”, ma viene bene anche il nuovo singolo “Promemoria”. Non ricordare tutta la scaletta a memoria (ma di Colapesce ricordo la versione straniante di “Restiamo a casa” – “Ma su disco fa lo stesso effetto?”, m’ha chiesto un amico. “Sì” gli ho risposto “solo un po’ più nuda – o “Oasi”), invece, lo appunto come merito ai due. Non l’ho segnata, né tenuta a mente (in più ero lì in veste di fan e non per lavoro), ma ricordo di aver cantato per quasi tutto il concerto (portando spesso il tempo in diversi modi, dalla testa alla mano sul petto, al classico movimento dei piedi) e le canzoni spesso si mescolavano in testa uscendone come un flusso continuo. Credo, ma è solo un’impressione, che sia questo uno degli obiettivi di questo esperimento. Un obiettivo raggiunto, almeno per chi scrive.

colapesce

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