Non guardo più i Talk Show

porta a porta plasticoNon guardo più i talk show. Non li guardo più da qualche anno, da quando ho deciso di disintossicarmi (e oggi vivo meglio). Rileggo queste frasi, però, e mi prende subito un senso d’angoscia misto a pentimento. Dura poco, molto poco, sia chiaro, però mi prende. In fondo nella vita cerco di fare il giornalista e uno dei compiti – e delle aspettative di chi sa che mestiere fai – è quello di essere aggiornato sull’attualità (che sia politica, economica, sportiva etc etc); che fa un po’ l’effetto del classico “a comico facce ridere”. Ma d’altra parte questo motivo d’angoscia è anche la mia salvezza. Stare tutto il giorno con uno schermo davanti (che sia pc o mobile), tra giornali, agenzie, social etc ti permette, infatti, di avere gran parte delle cose calde sotto mano e quindi poterti risparmiare il tg delle 13 o, appunto, il talk delle 21.30.

Sì, perché il talk delle 21.30 è ormai un animale mitologico a più teste (politiche, ovviamente), col quale puoi decidere di lottare, sapendo, comunque, di perdere, o dal quale puoi fuggire, sentendoti un po’ più miserabile ma uscendone con le ossa intatte. Il talk show, infatti, è una bestia invincibile, che ti attrae per le sue tante teste, ma che t’allontana per il suo alito e così tendi di starne alla larga.

Eppure io c’ho provato nel tempo. Io guardavo tutto, da Santoro a Floris, da Socci (“Perché, perché, perché”) a Paragone passando per quelli di La7 e Mediaset, compreso il Matrix di Mentana e quello di Vinci, quelli “leggeri” del pomeriggio, del mattino, del martedì, del giovedì, della domenica, persino Porta a Porta certe volte. Erano tempi di battaglia, in cui mi sentivo un guerriero, di quelli a cui il giorno dopo mica potevi contestare mezza cosa, eh! Perché io rispondevo, puntuale, e dalla mia parte non mi bastava avere quello che sapevo ma c’erano anche tizio o caio che la sera prima da Vespa/Santoro/Floris/Socci avevano detto che… e poi potevo fare facili ironie, urlare davanti al televisore contro quel giornalista o quel politico (che spesso si impersonava in un’altra figura mitologica col volto della Santanchè) e sbracciarmi e spiegare che no, non era come dicevano loro e talvolta sorridere della loro ignoranza, della loro mancanza di precisione, delle loro palesi bugie. Poi il talk show finiva e rimanevo solo con la mia incazzatura. E il giorno dopo cominciavo a rendermi conto che non c’era più nessuno con cui far valere le mie argomentazioni da talk (“perché ti rendi conto quello che sempronio ha detto ieri? Eh, ti rendi conto? E caio manco c’è riuscito a rispondere”), anche perché spesso abbiamo questo brutto vizio di circondarci di gente che la pensa come noi e che su determinati argomenti ci asseconda. E noi, invece, volevamo il sangue, volevano quello a cui chiedere: “Dimmi 5 cose buone che ha fatto Berlusconi. E no, ora me le devi dire e non te ne uscire con la solita cosa della patente a punti”:

Insomma era uno stress, ma uno stress enorme. Uno stress che alla fine veniva dopo una giornata di brutte notizie, dichiarazioni, marce indietro, promesse, accuse. Insomma il talk non era altro che un riassunto venuto male e annacquato di quello che era stata la mia giornata. Perché, appunto, io la dichiarazione di tizio o di sempronio l’avevo già letta e sapevo che Giovanardi se la sarebbe presa con gli omosessuali e con i Cucchi o che i centristi “noi che siamo quelli seri, W la famiglia, che schifo gli omosessuali” o che la sinistra “siamo di sinistra con Bindi e Gentiloni”. Insomma, a un certo punto mi sono chiesto perché, per fare un esempio recente, debba stare a sentire la Carfagna che da Vespa discute con la Bindi del caso Monte dei Paschi di Siena. Cioè, la Carfagna, perché? Perché devo soffrirmi 2 ore di Berlusconi da Santoro senza che ci fosse mezzo economista a fare un minimo di serio fact-checking, se non negli ultimi 5 minuti (sic). Cosa mi rende questa cosa meglio degli anziani che ballano e si corteggiano e si insultano da Maria de Filippi?

Io lo so, so perfettamente quello che andranno a dire la sera i politici e i giornalisti. Lo so perché lo leggo nella rassegna stampa quotidiana, perché me lo dicono i miei “amici” su facebook, perché me lo dice la mia timeline di twitter, commentando e/o linkando articoli, lo so perché mi guardo intorno e so di cosa si parla quando si parla di precariato, ad esempio, o disoccupazione perché ci sono, ad esempio, gli amici de L’isola dei Cassintegrati che me lo fanno notare quotidianamente con denunce precise e testimonianze, ma soprattutto perché vedo tantissime menti fini a me vicine dover fare i salti mortali per sbarcare il lunario, perché vedo mio fratello emigrato a Milano, perché mi sono visto emigrato a Parigi a cercare di integrare il mio stipendio con il welfare d’oltralpe. So perfettamente di cosa si parla quando si parla di perdere il lavoro a 40/50 anni e non riuscire più a trovarlo e dover fare i salti mortali per portare un minimo di stipendio a casa. Lo so perché mi guardo in casa e lo affronto quotidianamente guardando mia madre. So cosa vuol dire dover lottare con i tagli alle Regioni e ai Comuni perché prendo treno, metro e autobus per andare a lavoro e so cosa vuol dire affrontare il welfare del mio paese perché ho una figlia all’asilo che per i primi due mesi non ha avuto la mensa e che per qualche settimana era scaldata con una stufa perché i riscaldamenti non andavano. So cosa vuol dire quando aumenta la benzina, perché mia figlia all’asilo la vado a prendere in auto e qualche volta, preso dalla disperazione, la uso anche per andare a lavoro. In compenso non ne capisco una mazza di derivati ma dubito che la Carfagna (povera, prendo lei ad esempio, perché nel mio fare zapping è lei che ho beccato seduta sulla poltrona di Vespa) possa colmare questa mia lacuna.

Mi hanno sfinito, soprattutto oggi, in piena campagna elettorale. Mi hanno tutto per loro già durante tutta la giornata i politici-ospiti (anch’essi bestie mitologiche). Non ho occhi che per quello che fanno e (non) dicono, quindi faccio in modo che non si prendano anche l’unico momento in cui posso rilassarmi (al massimo ne leggo su twitter per interposta persona). Ormai mi ha preso quello snobismo per cui i talk e la tv in generale la guardo lo stretto indispensabile; mi sono rimaste poche certezze: “Uomini e donne” coi suoi casi umani e poco altro.

Ecco perché… quando comincia Sanremo?

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