Baciando i tuoi 4 anni

masha

L’altro giorno ti ho dato la mano mentre eravamo in auto e guidavo. L’ho staccata, ho cambiato marcia e me l’hai richiesta. Provo a cogliere i piccoli gesti ora che sei ancora piccola e ti distrai, e pure una telefonata è una brusca interruzione al flusso della tua quotidianità che si è ormai cristallizata tra assenze che non dovrebbero essere tali e presenze che non sono più nuove. Quando siamo soli è diventata quasi una costante, stare mano nella mano mentre parliamo, spiarti dallo specchietto retrovisore, provare a farmi raccontare quante più cose possibili, rompendo il silenzio settimanale, la tua antipatia per il telefono e cercando di entrare, ogni volta, nel tuo mondo che è mio solo in parte.

E va tutto bene, comunque, e tu cresci e 4 anni cominciano a farsi sentire, su di me più che su di te, che stai mettendo a posto le parole, la sintassi ma i concetti li hai ben stampati in testa. “Comunque è piccola, bellissima e dolcissima…” è una delle prime cosa che scrissi dopo la tua nascita, era il 27 gennaio del 2011 e io riuscivo a tenerti interamente su un avambraccio. Resti bellissima e dolcissima, anche piccola, per la verità, anche se mi riprendi quando te lo dico: “Non sono piccola, sono Ingrid, tua figlia”, mi hai detto l’altra mattina appena sveglia. Per te questi 4 anni non sono pochi, me lo ripeti spesso piegando il pollice, tendendo le altre quattro dita per mostrarmeli e spingendo il piede in avanti per dimostrare che stai crescendo. “Guarda i piedi come sono grandi”.

Rubi rossetti, smalti e ombretti ed è divertente lasciarti fare e vedere l’effetto che fa. È una delle costanti, uno di quei piccoli rituali che si reiterano ogni volta che ci vediamo, e mi fanno sentire un po’ più vicino a te. È come quando arriva l’ora di andare a dormire ed è impossibile provare ad andare nella stanza da letto senza i libri. E ogni volta è la stessa storia: due dico io, tre dici tu. E così ci ritagliamo questi 15 minuti in cui io leggo ad alta voce e tu ascolti, ripeti le parti che ricordi e ti piacciono di più, guardi le immagini e mi chiedi: “I pinguini sono al Polo Sud?”. Sì, sono al Polo Sud.

E ci si tiene legati con questo filo fatto di piccoli gesti, fingendo di abituarcisi, ma non ci si abitua mai al vuoto. È una piccola bugia che ci diciamo per andare avanti, per prendere fiato. Respirare.

E si respira vedendoti, abbracciandoti forte, baciandoti, sgridandoti, lottando coi tuoi capelli, rincorrendoti quando ti devo lavare e per te è un gioco, guardando i cartoni sotto le coperte e avendoti sotto agli occhi. Si respira baciando i tuoi 4 anni.

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