5 anni da signorina

Ho ancora i brillantini sul viso e sulla barba che non deve imbiancarsi. Sono quelli che hai avuto regalati alla befana e che da due settimana ormai diffondi per casa, spargendoli ovunque e facendo impazzire la nonna, che ridendo ti permette tutto, e che solo quando hai finito pulisce.

Ormai sono 5 anni che siamo assieme , sono tantissimi. Oggi l’ho ricordato a un amico e si è stupito, perché come sempre accade noi grandi non ci rendiamo conto di come il tempo fugge. Questo correre ci torna alla mente durante i compleanni o quando ci torna ala mente di quando gli anziani – o quelli che ritenevamo tali quando eravamo piccoli – ci dicevano: ‘Ma quanto è cresciuto!’. Crescevamo sempre, come te, adesso, che al telefono ridevi mentre preparavi due torte, mangiando la crema e sottolineando – con la tua vocina che non ama il telefono – ‘quanta fatica ci vuole, papi’.

Cresci bellissima, coi tuoi capelli lunghi che non vuoi che ti si tocchino: quei capelli che amo e che sono uno dei momenti che ricorderò con maggiore groppo in gola quando sarai grande e forse te li sarai tagliati tutti. Per ora mi tengo stretti i momenti in cui te li lavo, un rito che è tutto nostro e che non permettiamo che qualcuno ci tolga. Tu vuoi che te li lavi, te li asciughi e te li pettini io e io non vedo l’ora che succeda. Laviamo i tuoi e quello delle bambole con cui ti lavi, con shampoo e balsamo e quella crema magica che magica non è sempre, per sciogliere i nodi e ‘Papi mi fai male, uffa!’ mentre continui, a tua volta, a frizionare quelli della bambola nuda. E le pettinature con cui cerco di domarli: coda alta, coda bassa, coda laterale, mezza coda, codini quasi mai, la treccia rarissimamente e a volte sciolti, quando ti prende il momento vanità, quello che ti proietta signorina, che fa esclamare: ‘Come si vede che è femminuccia!’.

Una femminuccia che è sempre la mia piccola, come dimostri quando una sgridata ti fa abbassare un po’ lo sguardo e tremare il labbro inferiore. Come quando l’altro giorno dopo una marachella (hai mangiato uno yogurt poco dopo la colazione, quando io ti avevo detto di no, anche perché avremmo preso un succo da lì a poco e tu hai chiesto alla nonna che, ignara del mio no, te l’ha concesso) hai mollato tutto, chiamato la nonna e fatto scrivere ‘Papi ti voglio bene’ con i colori a glitter, prima di firmarlo e portarmelo, venire in braccio dirmi che mi vuoi bene e riempendomi di bacetti. Perché hai già capito tutto, appunto.

Prendermi cura di te è la cosa più bella che poteva capitarmi. Patatina.

Quest’anno è una ninna nanna, quella che preferisci, in francese. La melodia è questa, anche se le parole, come sai, sono un po’ diverse.

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