Tieni duro, teniamo duro

 

C’è una canzone del nuovo album dei Sophia che si chiama “Baby, Hold On”, “Bambina, resisti”, anche se a resistere sono in due. C’è anche il padre, che canta “Spero semplicemente che tu sappia quanto vorrei stare là con te, racconta dei viaggi fatti assieme in Italia e si rammarica perché “sperare non è essere là”, “Desiderare non è essere là”. Questo è stato un anno di musica, quello in cui abbiamo perso un po’ di tempo a cantare vecchie canzoni dello Zecchino d’oro, quelle poche volte in cui usiamo il cellulare o il tablet di zia, ma anche un anno in cui ogni tanto ci proviamo a ballare per casa le tue canzoni, “Sofia” e “Roma Bangkok” o “Non finirà”. È stato l’anno del tuo primo saggio di danza, con le prime coreografie instabili ma bellissime sulle note di “All, I Want For Christmas Is You”, la canzone che risuonava in continuazione quando ti accompagnavo a fare le prove.

Ma è stato anche l’anno, forse l’ennesimo, a pensarci bene, di “fafaffafafaffafà”, ovvero la nostra canzone, quella mia e tua, quella che entrambi sappiamo essere la nostra, quella “Psychokiller” che ci accompagna ogni tanto, che mettiamo su dal vinile rosso. È stato un altro anno in cui abbiamo dovuto resistere, in cui quando ti chiedo se mi vuoi bene, in realtà ti sto chiedendo perdono, di perdonarmi, per non essere riuscito, ancora una volta, a stare con te tutti i giorni. Pèrdono per tutto il tempo che abbiamo perso e non recupereremo mai, a cui cerchiamo di supplire quando ci vediamo, cercando di fare cose assieme, cercando di rubarti abbracci e baci, giocando a “sei l’amore di papà” ripetuto cento volte per farti ridere e dirti “basta, me l’hai detto già 20 volte”. Pèrdono perché il senso di colpa non andrà mai via, e non si scioglie nelle lacrime versate mentre dormi serena o mentre giochi o mentre sei felice, di una felicità che mi è concessa a rate.

Tieni duro. Teniamo duro.

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