Su Sfera Ebbasta, musica di merda, pregiudizi, racconto

sfera ebbasta
Ogni tanto qualcuno mi scrive/sfotte/piglia a male parole, chiedendomi “Ma veramente ascolti Sfera?” (Sfera per dire trap. Trap per dire ‘musica di merda’) e io sorrido. Sorrido perché certo che l’ascolto!, cazzo, mi pagano per ascoltarla. Se c’è una cosa che ho imparato da quando faccio questo mestiere (e in particolare da quando mi occupo esclusivamente di musica) è che a nessuno (esagero, eh!) sta mai bene niente e che è impossibile accontentare tutti, anche perché in molti si aspettano di leggere solo le cose che piacciono a loro e se tratti altro sei scemo/venduto/ignorante/non leggo più il tuo giornale/altre ed eventuali.

Se c’è un esercizio quotidiano che faccio sempre, però, è quello di approcciare le cose senza pregiudizio, cercando di essere onesto innanzitutto verso me stesso, oltre a cercare qualcosa che possa darmi uno stimolo (quello della trap è capire che musica potrebbe ascoltare mia figlia tra qualche anno).

Ovviamente sono più interessato all’ultimo degli Yo La Tengo, all’uscita di Rhye, ad ascoltarmi Anima Latina in vinile, dire a tutti che DIE di Iosonouncane è l’album italiano (ascoltato) più importante di questi ultimi anni, ma il mio lavoro mi impone di non assecondare solo i miei gusti e a fianco all’intervista a Cosmo, Giorgieness, Bianco, ci saranno sempre Kekko, Emma e Sfera. Perché il pubblico non siamo noi e la nostra filter bubble, ma ANCHE noi e la nostra filter bubble.

Non è questione di insegnare, ma di raccontare, e se nel 2018 ancora non hai raccontato la trap, forse qualche domanda te la devi fare.

bacibaci [cit.]

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